Piero della Francesca

Piero della Francesca (Borgo Sansepolcro, 1416-1417 circa - Borgo Sansepolcro, 12 ottobre 1492) ├Ę stato un pittore e matematico italiano.

Piero della Francesca

LE STRADE  DI PIERO

L’opportunità di trovarsi di fronte ai paesaggi dipinti cinque secoli fa da Piero della Francesca è un’esperienza davvero esaltante ed unica. Ci si arriva per antichi percorsi riscoperti e ricomposti che la natura per troppo tempo ha catturato e nascosto persino alla memoria della gente. Si attraversa un paesaggio, ancora oggi pressochè intatto, che l’uomo ha saggiamente saputo tutelare e conservare.  Le grandi e moderne arterie sono distanti, come, per fortuna, il chiasso, il frambusto della città. Due erano le strade dell’antico Ducato del Montefeltro che Piero percorreva per raggiungere, dalla sua Sansepolcro nella confinante Toscana, i committenti di Urbino e Rimini: I Montefeltro e i Malatesta. La prima, dopo il valico appenninico dell’Alpe della Luna, correva lungo la vallata del fiume Metauro fino a Urbino l’altra invece, superata comunque l’Alpe della Luna seguiva i crinali della  vallata del fiume Marecchia fino a Rimini.  
Oggi, poche tracce visibili e percorribili restano di quei percorsi e talvolta, dopo averne seguito con attenzione i segni quasi impercettibili, magari dentro una tipica macchia appenninica, all’ombra di carpini o roverelle, ci si ritrova all’improvviso fuori dal bosco smarriti, disorientati  di fronte a un campo perfettamente arato dentro il quale anche la nostra strada si è dissolta.

Per ricomporre il tracciato, in un punto impreciso oltre le zolle, spesso si ricorre al contributo determinante dei pochi elementi architettonici rimasti qua e là quasi a non voler interrompere il filo della storia: una torre d’avvistamento, una pieve, una celletta votiva, un antico casolare, un mulino senza più acqua, i resti di un castello, una fila di alberi, solo apparentemente senza senso.

Se il paesaggio dell’urbinate si riconosce per la particolarità delle sue forme gentili che trasmettono immediate sensazioni di armonia e dolcezza, quello della Valmarecchia si distingue per la spettacolarità degli elementi completamente differenti: Rupi, balze, pinnacoli, guglie che spuntano lungo fiumi, un tempo ricchissimi d’acqua. Alla fine del nostro percorso, quando finalmente si arriva sul “luogo”, si scopre d’aver raggiunto anche il traguardo di ogni emozione. I nostri piedi finalmente calpestano lo stesso luogo in cui il pittore si fermò e stabilì che proprio il paesaggio che si apre, ora, sotto di noi, sarebbe stato il fondale per sua opera.
In un attimo, inconsapevolmente, non solo si è sbalzati a ritroso nel tempo ma si capisce di essere protagonisti e complici con l’autore dell’opera del grande progetto. Allora si allunga lo sguardo sulla valle che trabocca di meraviglie e, con un‘volo d’uccello,’ proprio come fece Piero, ci si ritrova felicemente persi, avvolti nell’incantesimo di ogni elemento: acque, cielo e colline infinite fino all’orizzonte. Se poi ricolleghiamo che l’emozione sul quel paesaggio perdura da oltre 500 anni, allora ciò che arriva al cuore per la consapevolezza della grandiosità e del fascino accresciuto, diventa vera tempesta.

Nonostante emergano, talvolta, differenze nel paesaggio a causa di mutazioni climatiche o antropiche, ora dai Balconi, ognuno è in grado di comprendere meglio e di condividere più distintamente ogni scelta operata dal pittore per il suo ”progetto paesaggio”; la prospettiva, le linee di fuga, la luce, l’aria, la forza, il trasporto, l’enfasi.
Sopra ogni “Balcone di Piero”, ci si sente eletti, privilegiati, perché in grado di guardare come l’artista che aveva colto il significato, l’incanto, la poeticità del luogo, e li aveva affidati alla sua tela.